Cos'è la grafologia?

La grafologia (dal greco graphein che significa scrivere e logos, cioè discorso, scienza) è una disciplina che ha per oggetto lo studio della personalità e del comportamento attraverso l’osservazione rigorosa della produzione grafica del soggetto e in particolare attraverso la sua scrittura. “Il passaggio dall’osservazione all’interpretazione avviene attraverso ragionamenti analogici: non interpretando il gesto in maniera diretta e semplificatrice, ma cogliendolo nella sua totalità” (V. de Villeneuve, S. Lascar, La Graphologie, InterEditions, Dunod, 2002, pp 9-10).

La scrittura, attività complessa e molto elaborata, è il risultato di un gesto nella cui realizzazione sono implicati innumerevoli meccanismi cerebrali: non a caso è stata definita come la traccia muscolare dei nostri centri psichici sulla carta. La complessità del sistema nervoso determina a sua volta, con il concorso dell’apprendimento, delle abitudini culturali e del contesto sociale e storico, una pari complessità di espressioni che danno luogo - a seconda degli individui e delle esperienze personali di ciascuno - a itinerari gestuali estremamente vari e simbolici della personalità che li ha prodotti.

La penna guidata dalla mano - a sua volta guidata dal cervello - agisce infatti come una specie di sismografo registrando le più impercettibili sfumature della personalità di chi scrive, il suo modo di essere, di agire, di pensare, permettendoci di capire quali siano le sue qualità e le sue risorse o i suoi punti deboli e i suoi limiti. Per questo motivo nessuna scrittura, neanche quelle che sembrano assomigliarsi moltissimo, è rigorosamente uguale a un’altra perché l’atto di scrivere, quando è diventato spontaneo, lascia una traccia nettamente individualizzata che è una vera e propria impronta personale.

I nostri gesti che si amplificano, si restringono, si rimpiccioliscono, si affermano, rispecchiano così le caratteristiche dei nostri scambi e conflitti con l’ambiente. Esprimono i nostri desideri e passioni, i nostri timori o precauzioni. Scoprire lo stile di una personalità attraverso lo studio della sua scrittura significa quindi – detto in maniera schematica – distinguere quali ne siano le dominanti che orientano verso l’azione o la meditazione, verso gli scambi molteplici o il bisogno di protezione; significa valutare il tipo di intelligenza, intuitiva, deduttiva o immaginativa.” (Suzanne Brésard, Graphologie, Masson, 1990, p 14).

La grafologia è strettamente connessa a discipline come la fisiologia, la psicologia, la psicoanalisi, la sociologia, la pedagogia, la linguistica, la medicina… alle quali è collegata da intensi rapporti d’interazione, ma senza identificarsi in nessuna di esse. È una disciplina autonoma, con terminologie, tecniche e metodi propri, ed è una scienza umana che - come la psicologia o la medicina - non può essere paragonata a una scienza esatta come la matematica, pur adottando un atteggiamento rigorosamente scientifico nel precisare e comunicare il percorso che la porta dalla formulazione delle ipotesi alle conclusioni proposte.

La grafologia come disciplina nasce e si consolida tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, ma la sua storia affonda le radici molto lontano nel tempo, in epoche passate dove troviamo numerose tracce dell’attrazione che questa affascinante materia ha esercitato nelle persone lungo il susseguirsi dei secoli. Per lungo tempo infatti la scrittura manoscritta è stata oggetto di curiosità e di interesse principalmente da parte di alcuni personaggi del mondo letterario e culturale, ma si trattavo appunto di semplice interesse senza solide basi che permettessero alla grafologia di strutturarsi come disciplina.

A partire dalla fine dell’Ottocento però, con la nascita della vera grafologia, studiosi provenienti da paesi diversi e diversi per formazione - soprattutto medici, psicologi, filosofi - attraverso l’osservazione di innumerevoli documenti, hanno classificato e raggruppato per oltre un secolo le varie differenze di forme e di ritmi che si trovano nelle scritture.

Sebbene il significato e le modalità della loro interpretazione abbia dato luogo a scuole diverse, tutte concordano però su alcuni principi universali, che fanno ben sperare nella futura unificazione dei metodi:

  • principio della corrispondenza cervello-mano: la scrittura, in quanto gesto motorio, dipende direttamente dall’attività cerebrale;
  • principio dell’interazione dei segni: ogni segno grafologico non è immutabile, non ha un solo significato, ma significati diversi e talvolta persino opposti, ed è sempre il contesto in cui i segni interagiscono a stabilire il significato più adatto;
  • principio del simbolismo grafico: la scrittura è considerata una proiezione di simboli collettivi o individuali. Nell’atto di scrivere - scrive Ania Teillard nel suo libro L’anima e la scrittura - oltre a tracciare i simboli convenzionali appresi che sono diversi per ogni alfabeto, ciascun individuo proietta delle forme simboliche che sono invece comuni all’intero genere umano e che, sebbene nascoste, sono presenti e attive all’interno di ognuno i noi. Le parole vengono a loro volta tracciate all’interno di uno spazio, il foglio di carta, che simbolicamente rappresenta il campo d’azione della nostra vita. “L’uomo che scrive disegna inconsapevolmente la propria natura interiore. La scrittura cosciente è un disegno inconscio, disegno di sé, autoritratto” (Max Pulver, La simbologia della scrittura, Boringhieri, 1985, p 8).

La scrittura è viva, segue un processo complesso di nascita, poi di maturazione verso un’organizzazione stabile, e infine di disorganizzazione con la malattia e l’usura organica: registrando i piccoli e grandi traumi dell’esistenza, le emozioni, le manifestazioni di vitalità e le angosce, rivela un suo ritmo personale, un’identità, una storia, un percorso che appartengono solo a chi ne è l’autore.

La grafologia trova quindi applicazioni pratiche in numerosi campi:

  • nelle analisi di personalità (per capire quali siano i punti di forza e di debolezza);
  • nelle analisi di coppia (coppia sana, coppia patologica, coppia in crisi: per capire quali siano gli elementi funzionali o disfunzionali all’intesa della coppia e se vi possano essere surrogati alternativi per la sopravvivenza individuale e di coppia);
  • nel campo della perizia civile e penale (la perizia grafologica viene richiesta nei casi di disconoscimento di firme e quando la scrittura viene utilizzata per compiere un reato: per esempio, firme false su assegni, testamenti, lettere anonime…);
  • in campo professionale (nella selezione del personale l’esame grafologico del candidato viene richiesto dall’azienda per sapere se la persona in questione possiede i requisiti richiesti per un determinato incarico o per utilizzare al meglio le capacità dei propri impiegati trovando il tipo di collocazione più adatto);
  • nell’orientamento (il grafologo interviene operando un collegamento tra le attitudini individuali dell’adolescente o del giovane e la scelta degli studi, o tra gli studi compiuti e il futuro professionale);
  • nella cura della disgrafia (attraverso attività varie come giochi, tecniche di rilassamento, tecniche pittografiche e scrittografiche, la rieducazione della scrittura cerca di rieducare il gesto grafico recuperando il movimento che presiede alla costruzione delle lettere: cominciando cioè dalla costruzione di forme prescritturali e non direttamente da quella di lettere e di parole).